Tecnica e orgoglio, ecco il segreto

La variante  Napoli (più positivi che titolari) ha messo alla frusta non solo i sistemi sanitari, ma l’intera capacità della Juve,  sulla cui panchina sedevano fior di giocatori da centinaia di milioni, ma evidentemente non in grado di reggere alla felice notte di Insigne & co. 
La notizia della sera è però l’invenzione di Domenichini (Spalletti) di superare, con l’asse tecnico-fisico Zielinski-Lobotka-Demme, il primo pressing di una Juve con poco gioco e retta sulle possibilità dei singoli. Insomma l’idea  che sposta Zielinski trequartista trova strada aperta a Torino. Non è stata una partita facile, nella ripresa la Juve ha portato continuamente 5-6 uomini in area. E quella del Napoli è stata una bella idea perché ha  pure tirato fuori Mertens da un territorio paludoso, gli ha tolto responsabilità di gioco che gli stavano pesando e gli ha regalato una partita di divertimento.  Certo, la Spalletti band ha perso molti punti in un mese, ma è rimasta viva e svolta adesso con un solo punto meno dello scorso anno. La differenza in conclusione, non è dipesa dagli  azzurri, ma dalla crescita degli altri competitor (Inter, Atalanta).  Il Napoli ha gli attaccanti e i centrocampisti che segnano di più tra le prime sette in classifica,  e se si affida alla miscela preferita (tecnica e orgoglio) può avere solo avversari in difficoltà. La stanchezza credo sia comune, per chi gioca e chi guarda e chi racconta e commenta. Troppo calcio anche per chi ne vive. Nella corsa affannata ci stiamo abituando a qualunque situazione, anche alla follia della Lega di A e il Covid. 
Si fa bene a riflettere sull’epidemia e il calcio. Tuttavia è la situazione del Paese che genera questo e altro. Ed è il momento di  qualche considerazione su chi gestisce l’emergenza, non solo del calcio, ma dell’intero Paese. Mentre la copertura dei vaccini scemava (da12 a 9 a 6 a 4 mesi), si è puntato solo su quelli, garantendo “ambienti sicuri” e “immunità di gregge”, salvo scoprire (buoni ultimi) che le inoculazioni ci salvano solo dalle forme gravi e mortali, non dai contagi.
Nulla s’è fatto per la ventilazione degli ambienti chiusi, le distanze nelle scuole (“un metro là ove possibile”, sennò finestre aperte e preghiere), negli stadi, sui bus, metro e treni regionali (capienza al 100% senza nuovi mezzi), grazie all’inettitudine di Bianchi, Giovannini e Gelmini (rapporti regionali).
Quell’altro genio di Brunetta ha smantellato lo smart working nella Pa, prima arma usata in tutto il resto dell’Ue e raccomandata a novembre dall’Ecdc. Per quale motivo, dunque, il calcio dovrebbe essere messo meglio rispetto al Paese? Ecco perché  lentamente perdiamo il senso delle cose e della drammatica situazione del Paese.

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