Pensare che sul “vaffa” s’è costruito un partito

È qualcosa di meno di un progetto ma, tenuto conto dell’autorevolezza della sconfitta patita con l’Inter - e non è un paradosso -, è molto più di un semplice auspicio. È la prova che pure l’ultimo sospetto sul Napoli è venuto a cadere. Sì, lo ammetto. Ho sempre pensato che il Napoli non sappia affrontare le cosiddette "partite della svolta”. Per varie e oscure ragioni legate verosimilmente alla mentalità. Ma a Milano, ieri sera, le cose sono cambiate, perché il Napoli, che magari non ha un piano scudetto, ha senz’altro ambizioni tali da poterci abituare a pensare più in grande. Il Napoli ha fatto come i grandi pugili - non quelli di potenza, ma quelli d’ingegno - ha demolito l’Inter col fioretto, col continuo palleggio e col seguito naturale degli affondi, di quelli come se fossero una gragnola di jab su un ring. Insomma, non fosse stato per un episodio e un dettaglio - e, purtroppo, il diavolo si nasconde sempre lì, tra rigori e altri dettagli -, gli azzurri di Gattuso avrebbero vissuto ben altro finale.

Detto che il ko di Milano, ha ragione d’essere solo per l’emotività di un risultato sbagliato, veniamo all’espulsione di Insigne. Ebbene un “vaffa” ha cancellato la bella partita del capitano e del Napoli.

Questione che viene a galla anche dall’ interessante analisi semantica posta da Gattuso.

Che mondo insensato quello del pallone. Un “vaffa” è peccato mortale. È una catastrofe sociale, una lesione dell’anima.  E pensare, invece, che su questa parola - un tempo parolaccia - Beppe Grillo ha costruito un movimento politico che oggi sta governando il Paese. Si spieghi, quindi, al signor Massa di vattelapesca,  che ha dimostrato di non essere all'altezza sbagliando molte decisioni, che essere permalosi, è peggio di un insulto, peraltro già bello e sdoganato.

Non sto esortando al turpiloquio. È l’ipocrisia che sa di sepolcri imbiancati. Cito  una frase di Franca Valeri: «Bugiarda? No, reticente». La reticenza -nulla a che vedere con l’omertà - è un valore, un diritto. Di questi tempi, forse, anche un dovere.

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