Il volo del gregario

 

 

 

Leggendo “Il volo del gregario” si corre insieme con i ciclisti, con le macchine al seguito, le moto dei cameramen e quelle della polizia stradale; si vivono le fatiche, le rivalità, le tensioni dei campioni e dei gregari; si partecipa al tifo del pubblico sul ritmo delle tappe quotidiane; si impara a fare pronostici, a capire le dinamiche dei comportamenti e degli avvenimenti, a cogliere umori e atmosfere. Se dovessimo dipingere questo bel libro di Silver Mele, sceglieremmo il rosso. E rossa ci appare la vita del suo protagonista, come il cocomero spaccato su una tovaglia bianca, come il sangue, come il peperoncino, come l'amicizia, come la ribellione, come la solidarietà. In una parola, come il cuore. Questo è Gigi Mele, il gregario che sa di buona terra. Fosse un vino sarebbe un Primitivo. Non è un aggettivo, ma un vinone del Sud bello, buono e spesso, di quelli che per anni hanno dato forza e colore a quelli più pallidi del Nord e anche ai francesi. Un rosso. Ancora sangue, che qui metaforicamente fa pari col coraggio.  Ed ecco che dalle pagine di Silver sbuca il suo adorato padre Gigi, in un libro scritto con devozione vera e ritmi da batticuore. Una storia autentica di colui che era ed è cuore, polmoni, gregariato. Già, la fatica. Quella che nel ciclismo è di chi deve in continuazione disfare (il gioco degli altri) e fare (il suo).  E poi ci sono quei giorni che è impossibile dimenticare poi c’è tutto il resto, che passa e che è tutto un costruire, un  crescere, sbagliare e pensare. E poi fare un passetto in avanti, e poi tornare indietro, cambiare strada, prendere una salita e una discesa. Gigi Mele è il muratore che lavora fischiettando. Ci si può fidare. 

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