Vocazione all’errore

Mai come ora le notti difficili del Napoli incrociano i passi  risoluti dell’Atalanta. Uno 0-2 che chiude a Bergamo una partita determinata, ma poco bella, però importante e di spessore tattico. Il Napoli tenta per buona parte del match di aprire le porte del Paradiso (che poi è il tentativo Champions) e, ovvio, quelle dell’Atalanta. Tuttavia se il Napoli si ritrova a suo agio nella proposizione (è sicuro e ordinato), Gasperini aveva già in tasca una partita a orologeria, pian piano ha fatto crescere il ritmo della sua squadra. Ed è così che l’Atalanta entra nel brutto quarto d’ora del Napoli e capovolge le logiche della partita. Tanto basta per chiudere definitivamente partita e pratica Champions.
Da qui il dubbio: come, dove e perché i calciatori diventano fumosi e inconcludenti, oltre che molli in quei quindici minuti d’abbrivio ripresa? Ora la questione é nelle competenze dell’allenatore, che ha già, a quanto sentito, le idee chiare. Basta mettere parola su parola (quelle di Gattuso): “Non puoi buttare una partita che avevi in mano, abbiamo controllato l’Atalanta. Troppe chiacchiere, dobbiamo crescere in mentalità, nessuno deve pensare che andiamo a fare scampagnate”. Il che vuol dire: partita buttata nel cestino per errori banali e atteggiamenti da polli. Insomma, per Gattuso, anche poter migliorare peggiorando é possibile. Magari superando il limite strutturale, rimasto al paleolitico degli attaccanti, di quelli che dovrebbero far gol e non riescono. La crescita di questo Napoli è difficile, aspra; però è la crescita.

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