Tanta roba

Forse è esagerato parlare di prove di scudetto. Nei confronti del Napoli s’indovina piuttosto la tentazione di condizionare sempre di più il campionato; di inserire nella sua agenda di vittorie piccole bandierine di dominio da capolista, da sventolare davanti a tutti (Milan compreso) per mostrare una squadra pronta a tornare protagonista. Si potrebbero citare tanti episodi, ma si tratta di un clima, di una sensazione. Dopo otto mesi di basso profilo, appena superato lo scoglio di troppe differenze e difficoltà, Insigne e compagnia hanno deciso di rialzare la testa; e di farlo a spese delle dieci avversarie sinora incontrate.
Partita dopo partita, come a lui piace ragionare, Spalletti oggi è il demiurgo del suo Napoli, insieme mettono in fila vittorie e record. Le prime consentono di guardare tutti dall’alto e di puntare con convinzione al primato; i record, invece, non regalano automaticamente garanzia di titoli in bacheca, ma spesso aiutano a capire se il ritmo è giusto. E nel caso del Napoli non ci sono dubbi: il passo è quello di una grande che si sente di razza padrona.
Scatto e vittorie. Prendete la partenza di questo campionato: dopo dieci giornate, i ragazzi in azzurro le hanno vinte tutte tranne una, quella chiusa sullo 0-0 in casa della Roma.
Il Napoli ha avuto un approccio alla gara col Bologna un po’ timido, qualche minuto di assestamento, poi si è scosso e il piano si è delineato: verticalizzazioni, e poi pressioni, pressioni e ancora pressioni sulla costruzione dal basso. Sei uomini in aggressione e il Bologna s’è arreso. Non era così scontato, perché  spesso la Mijalhovic band  morde, corre, s’insinua nelle aree altrui.
Infine i singoli. Insigne torna infallibile dal dischetto segnando due rigori, ma il migliore in campo è Fabian Ruiz, autore del primo gol.

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