Se puoi giocare con i pezzi migliori...

La distanza che separa le ambizioni del Napoli dal modello ideale di una squadra che avrebbe potuto fare chissà che, ma non  è riuscito, è una fila lunga di sconfitte, malumori e rotture inopportune: presidente-allenatore, direttore sportivo-presidente, qualche giocatore-allenatore, etc. Un nutrito fardello di piccoli e grandi guai che messi insieme a un Napoli, forse, sopravvalutato in estate e eccessivamente sminuito ora, formano il destino attuale della Gattuso-band. Un destino non proprio da buttare via, vista la mutevole classifica e l’impalpabile forza di alcune delle concorrenti: come la Roma di ieri sera, con solo un punto in più in classifica e una partita in più. 
Insomma, la vittoria sul Benevento (arretrato in difesa che più arretrato non si può), dimostra che oltre a ritrovare la strada per la zona Champions, il Napoli non ha messo in pratica un calcio spumeggiante, ma ha fatto intravedere una parvenza di ripresa e organizzazione mentale e di tenuta tra i calciatori, finalmente! Le migliorie? L'attacco ora posizionato con il ritorno di Mertens - non al massimo, ma che segna e non è poco per questo Napoli - e, soprattutto, con Insigne a contatto di palleggio. E poi le posizioni di Fabian Rui e Zelinski, spesso molto vicini. E poi ancora Ghoulam sulla sinistra, ovvero il ritorno di un vero terzino e non il ricorso a bravi calciatori, ma di qualità decisamente inferiore. In fondo il calcio è tutto qui: il pregio dei singoli. Il resto sono sofismi di chi di questo sport si sente l’unico depositario. 
Insomma, per dirla con un vecchio saggio dei campi da gioco: non mi appassionano i moduli, mi appassiona chi gioca bene a pallone.

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