Le colpe del Napoli negli ultimi trenta metri

Tutto il Napoli comincia e finisce negli ultimi trenta metri, là dove una partita prende una piega, piuttosto che un’altra. Da anni ormai la squadra si perde nel vuoto di una sterile manovra che diventa un “no sense” calcistico. Passaggi su passaggi, lenti e fatui, quasi in attesa che accada qualcosa. Già, aspettando, magari, l’uomo che trasformi i ghirigori di palleggi in qualcosa di concreto, nella provvidenza del gol. E, invece, nulla. Si va avanti così tra sbalzi di classifica e caccia all’allenatore. Con arruolamenti di bravi e promettenti ragazzi, che non sono attaccanti di razza. Disse Luca Toni, citazione non solenne ma efficace: “La vera punta è un ignorante per definizione. Nel senso che non pensa a moduli o a chi e come gli si passa la palla. Pensa solo a far gol, perché sa fare solo quello.”
Ecco, una squadra che da anni non ha un suo attaccante nei primi quattro posti della classifica cannonieri, non può pensare di avere grandi obiettivi. Ne ha avuto, invece, il Napoli di Cavani e Higuain e del “miracolato” Mertens, i quali assemblarono un bel po’ di gol e consensi. Ma quelli erano tempi, anche e soprattutto, di minima concorrenza. Allora Milan e Inter tentavano di ricostruire su macerie societarie, la Roma navigava ancora più ondivaga di adesso, l’Atalanta era una “provinciale” e basta. C’erano la Juve e il Napoli. Ora non è più così, la sfida alla concorrenza s’è fatta molto più alta. Ecco perché queste e altre ragioni influenzano il cammino del Napoli.
La sconfitta di Bergamo, rivela in modo crudele  come non si possono più nascondere questi problemi, come gli otto ko in campionato. Dodici su 34 partite in stagione. Quattro batoste nelle ultime partite. La grande lezione del calcio è che ci sono sbagli cui spesso non puoi rimediare.

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