C’era una volta la squadra d’attacco e d’avventura

L’Arsenal ha fatto sfogare ben bene i resti del Napoli nel secondo tempo, che però non hanno rotto nemmeno un soprammobile nel salotto dell’emirates stadium. Dopo i quarantacinque vuoti minuti iniziali, trascorsi ancora una volta con la spina staccata. Peccato. Non perché il Napoli a Londra abbia sprecato o si sia dibattuto nella malasorte. Tutt’altro, il peccato esiste perché questa squadra ormai é una ex squadra d’attacco e d’avventura. Da più partite, i numeri negativi ne segnano il cammino. Tant’è che cade anche il trastullo dialettico che proponeva la mancanza di stimoli in campionato. Già, perché qui si tratta di errori tecnici e tattici. E le motivazioni, dopo il secco 2-0, si sono rivelate storielle sempliciotte di chi, nel bicchiere mezzo pieno, annega meglio. Di un centrocampo svanito dopo l’addio a Hamsik. E via avanzando con il giustificazionismo più deleterio sino all’ennesimo sentiero stretto: l’Europa League, dopo quello del campionato e della coppa Italia. Ecco che forse sta davvero arrivando il momento in cui capisci che non hai più bisogno di capire. 

Perché tutto resta com’era, in equilibrio tra la freschezza altrui e l’insipienza propria. Come contro l’arsenal. Più adulta, la formazione di Emery, nell’opporsi alle folate ventose di un avversario che non corre e non morde, e allo stesso modo si distrae non poco. Cosa ci resta dopo questo quarto di finale  troppo passivo?  Nei lunghi momenti in cui gli inglesi hanno provato a cucinare il Napoli, tenendo quasi sempre il pallone, e facendolo imbozzolare, tra le mani scivolano via tutti i riferimenti e le crude analisi. E anche se il timore avrà sempre più argomenti, scegliamo ancora una volta la speranza.

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