Una squadra rinata a furor di popolo

Si può dire che questo Napoli sia rinato a furor di popolo. Figlio di delusioni  cocenti (Champions ko per un pelo) e di autentiche acrobazie (42 punti nel girone di ritorno),  perché quello è stato il Napoli dell’era Gattuso. E a Spalletti, questa sorte di artefice magico per niente nostalgico,  l’idea di ripetere — in un certo senso — ciò che era stato l’ultimo Napoli non gli ha mai garbato. 
Una volta convintosi che la stoffa qui c’è,  non s’è trattenuto:  ritocchi e conferme. E lo show sta diventando un susseguirsi di vittorie (6 su 6), di consensi e di un’inizio di stagione da capolista.
Certo, è senz’altro presto per dire se lo sarà sino a quando i giochi saranno compiuti. Però la domanda è questa: perché non deve essere la candidata principale? Sta giocando nel miglior modo possibile, attua una manovra attraente ed equilibrata, pratica un ottimo calcio offensivo e tante altre buone cose già dette e ridette.
E poi c’è Osimhen. Su di lui incombeva il grande lavoro per restituirlo alla gioia del calcio. Il compito affidato a Spalletti - e soprattutto la grande sfida che il Napoli si è imposto scegliendo questo allenatore - è uno degli obiettivi sinora raggiunti.  Osimhen non solo fa tanti goal, ma comincia ad associarsi bene alla squadra e si comporta così come deve farlo un centravanti moderno.
Avanti, allora, con questo Napoli a furor di popolo. Oggi come oggi rappresentato  dai successi ottenuti con ammirevole leggerezza. Troppa, a tratti. Ma, per ora, va bene così.

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