Questi fantasmi

Tutti presi dagli ultimi spiccioli d’indiscrezioni su Osimhen e dall’immancabile e quotidiana glorificazione su questo ennesimo  salvatore della Patria Napoli (della serie i calciatori tutti da scoprire: Lozano, Vargas etc.). Ma tutti presi anche dalla
fregola di twittare un commento sul nuovo centravanti, di presenziare in tv a tre talk show in una serata. Una parodia più che una certezza: sarà anche bravo Osimhen, ma le esperienze passate, già citate, non hanno insegnato nulla sugli scenari futuri. Eccolo il Napoli, e chi lo accompagna, dei tempi più difficili e del domani da costruire. Già, che fare? e soprattutto la progettualità. Se il club di De Laurentiis, e il presidente in primis, vuole davvero rompere il monopolio Juve ed elevare l’appeal complessivo della Serie A ha una sola strada, anziché vagheggiare cambi di format: investire sul medio-lungo periodo, strutturarsi a livello manageriale, far prevalere gli interessi collettivi. Avete notizie di tutto ciò? Per ora no. Ai pronipoti l’ardua sentenza.
Poi c’è il Napoli inteso come
squadra e sotto il profilo tecnico: non funziona. Non sa segnare e si fa segnare. Troppi gol sbagliati, troppi gol presi, troppo brutto, troppo di troppo. La lettura del campionato pre e post Covid è di una facilità disarmante e i 90' di San Siro ne sono la altrettanto disarmante fotografia. Forse destinata a restare impressa.  Perché se alzassimo lo sguardo vedremmo ben poco. Oggi come oggi diventa ancora più preoccupante la partita di Barcellona in Champions. 
Il Napoli è calato di categoria nel suo capitale tecnico, dove sono Higuain, Albiol, Hamsik, Jorginho? Oggi s’intravedono  solo delle controfigure, anche un po’ sbiadite.

 

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