Non basta una buona partita

Almeno per adesso una porta girevole che sbuca sulla Champions, s’è chiusa, ma il Napoli sa bene che ce ne saranno altre. Già, perché questa è una di quelle sconfitte che addirittura possono far elevare il livello d’autostima. Perché questo è un risultato in parte sbagliato - Insigne & co. meritavano di più - e in parte no, se è vero che il valore aggiunto nel calcio lo fanno i fuoriclasse. E dai piedi di Chiesa (il suo ricamo con assist dipinto), di Ronaldo e di Dybala è nata la vittoria juventina.
Partita avvincente, aperta. Il Napoli nella ripresa chiude nell’angolo gli avversari con gran disappunto di Pirlo. È mancato l’apporto di qualche difensore, però questo è stato il limite di tutta la stagione. Come al solito il Napoli ha creato abbastanza, tuttavia concretizzato poco, vista la penuria di veri attaccanti. La corsa Champions certamente non s’arresta a Torino.
Per il resto il Napoli lo vedi  quando leggi certi commenti di lana caprina, quando osservi quali sono le mancanze d’organico, quando osservi le caratteristiche di
chi riesce a scommettere sul futuro e di chi invece non riesce a fuggire dal presente. Intorno al Napoli c’è un mondo a due velocità, che si prepara ad affrontare le incredibili sfide finali della stagione. Il primo mondo, che è il mondo della cosiddetta crisi vissuta settimane fa, è quello che soffre, arranca, che fatica ed è quello che in prospettiva sembra avere le maggiori difficoltà per rimettersi in carreggiata e recuperare il tempo perduto durante quei mesi più cupi, quando contro il Granada, nel Napoli si faceva fatica a contarne undici per mandali in campo. Il secondo mondo, che è il mondo della cosiddetta ripresa di tecnica e risultati e quello che in prospettiva sembra avere maggiori possibilità di toccare il traguardo Champions.

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