Napoli e Gattuso. E ora chi fa marcia indietro?

Il problema: il Napoli di Gattuso mette giù pure la Roma e riesce a resuscitare i meno fra i cosiddetti più della squadra azzurra, risollevandoli dal loro smarrimento (leggi Hysai); poi mette capo nell’undici-base e infila pure il falso “nueve” (rileggi Mertens) e si dimostra in grado di impiegare un mese per raggruppare insieme quattro  vittorie in cinque gare. È il cammino ultimo del Napoli.  Dunque che fare per evitare altri brutti pensieri nei confronti del Napoii? Che ormai corre lesto verso l’obiettivo primario stagionale: zona 
Champions. Traguardo benedetto dal beneplacito governativo.  Detto del problema, ecco la soluzione: spacciare il cattivo per buono, il nuovo per il vecchio, il bello per il brutto; sostituire i sorrisi coi pianti;  i fischi con gli applausi; le pernacchie con i peana. E se proprio non c’è da sentirsi appagati, basta attribuire le vittorie a padri ignoti, al caso, al fato e sostenere che in fondo il Napoli ha solo limitato i danni. Va bene pure così.
Tuttavia, comunque la giri e rigiri, la realtà è che il tassametro del Napoli segna tredici punti nelle ultime cinque partite. Beh, quasi un en plein. E quando c’è stata l’inversione di tendenza? E come? E dove?Senza polemiche prima ancora che senza infortuni - era dietro solo all’Inter e se la giocava alla pari con Juve e Atalanta (Milan sorpresa per tutti) - il Napoli ha finalmente scontato assenze e veleni con l’unico rimedio: lavoro, lavoro, praticità e priorità dell’obiettivo societario: zona Champions. Con un minimo di serenità, Mertens centravanti e Zielinski “tuttocampista” Gattuso ha trovato la quadratura. E questa passa pure e, soprattutto, attraverso un particolare di non poco conto. Già, perché c’è una svolta nella svolta. Parte da lontano, attraversa la logica dei tentativi. Porta al ruolo di Fabian Ruiz. Beh sì, lo spagnolo faceva molta, troppa fatica a giocare davanti alla difesa, riportandolo nei due di centrocampo è tornato a essere lui. Si applica e, con Demme vicino, ha ritrovato la felicità di giocare, di essere e sentirsi comunque importante per la squadra. E non sentirsi sacrificato e obbligato al solo lavoro sporco. Insomma, fra i tre litiganti, lassù, nel fortino dei primi quattro posti della classifica, spunta un gruppo sorprendente. Il quarto incomodo, che zitto zitto, 
mette tutti in disaccordo: è il Napoli di Gattuso.
Insomma, è ritornata la bellezza malinconica del ranuncolo, dicono.
Buona settimana.

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