I meriti di Gattuso e il terminale inoffensivo

Ci sono due partiti nella ricostruzione del Napoli, appena sollevatosi dalle proprie macerie, quello della ripartenza ad alta velocità e quello che sì, bisogna scrollarsi di dosso l’ossessione, facciamolo pure appena sarà possibile, ma adelante con juicio. E così va la truppa di Gattuso, che contro il Torino é uscita dalla trincea e ha duellato a campo aperto.Ma proprio sulla squadra d’attacco e di disavventura pesa quel “quasi guarita”. Già, questo 2-1 è un 3-0 che non ce l'ha fatta, perché il Napoli cammina con il peso di un terminale offensivo che non c’è. Ventuno volte, nel primo tempo, il pallone ha ballato da solo nell’area avversaria, con undici tiri a porta, risultato: un gol, ottenuto su palla inattiva e a opera di un difensore, come il 2-0 siglato poi da Di Lorenzo, bravo sempre che meriterebbe una storia a parte. Gol sbagliati a raffica, con il solito indeciso Milik, che avrebbero potuto vanificare una partita tutta di marca napoletana che ha annichilito un Toro, già depresso di suo. 
Nella partita dominata, un’altra spina s’aggiunge a quella dei gol, che lì davanti, non arrivano. La distrazione finale del 2-1, infatti, è molto grave come l’errore di Ospina. Cross lento nell’area piccola, che di solito é preda dei portieri, il nostro non solo non esce, ma si posiziona male sulla linea. In definitiva sono due le pecche in una notte che segna la nona vittoria della gestione Gattuso (già più del suo predecessore Ancelotti), come dire anime diverse, concezioni diverse. Tuttavia anche questo passerà, anche se non si può vedere chiaramente il traguardo e il passato è troppo lontano per essere un modello. Mai come stavolta, però, bisogna considerare anche tutto l’altro che accade oltre il pianeta Napoli.  Il campionato a porte chiuse è brutto, orribile, ma un campionato senza una vera classifica è peggio. Fino a metà maggio quella classifica non la conosceremo, sarà un esercizio teorico di ipotesi, tra le squadre (non solo di testa) esisterà sempre una zona grigia e non interpretabile. Ovvero come attraversare nel peggiore dei modi il buio di una crisi improvvisa.

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