Ecco perché ora è un altro Napoli

Questo Napoli comincia ad avere altre idee, di quelle che s’addicono alle grandi squadre. Di quelle che rivelano come anche da un episodio (il rimpallo e il gol di Osimhen) si può dare un senso al risultato e chissà, forse, a un’intera stagione. Tuttavia sarebbe riduttivo fermarsi a una circostanza favorevole (quella di cui sopra) per spiegare Napoli -Torino e, soprattutto, l’ottava (record di Sarri eguagliato) vittoria della Spalletti band. Già, vincere una partita complicata, contro un avversario d’attacco e d’avventura, sfrontato sino a farti gelare il sangue all’ultimo istante dell’ultimo secondo; ebbene, tutto ciò vale davvero tanto.
Proviamo a pensare come ci sentivamo qualche anno fa, in giorni come questi, quando il Napoli spaventato, sacrificava se stesso dinanzi a una partita difficile come quella di stasera. Il Napoli sbarrava le possibilità di trovarsi protagonista, serrava speranze  e possibilità. Se qualcuno ci avesse detto che nei mesi successivi sarebbero arrivati i risultati, che questi si sarebbero dimostrati efficaci nel contenere le crisi del Napoli, che gli effetti collaterali si sarebbero rivelati inferiori rispetto alle previsioni e drasticamente inferiori rispetto ai timori, avremmo pensato: non ce la faremo lo stesso e nemmeno tutti insieme.
Ora ce l’abbiamo quasi fatta, ne siamo quasi usciti. Ed è accaduto perché Spalletti ha trovato la chiave per calarsi in una partitura complessa, come è oggi il Napoli: una squadra che si sente da vertice. Dove ognuno è responsabile non solo della propria forza, ma di una parte della forza dell’altro. Per questo ha un destino e una storia ancora tutte da scrivere.
Un appunto sul rigore sbagliato da Insigne. Degli ultimi sei calciati, solo due sono andati a segno. Il suo rapporto coi rigori è diventato complicato.  Risolverlo significherebbe confermare l’alto impatto di questo Napoli dell’era Spalletti.

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