Stravolto, ma non travolto

È il segno, purtroppo indelebile, che marchia il Napoli di quest’anno e, in parte, pure quello dell’anno scorso. Manca il nerbo, e non solo in senso figurato. Non sa vincere le partite doc, di quelle che spaccano il campionato. Perché il gruppo di Benitez è sempre uguale ai limiti che s’è dato. Poca sostanza nei momenti decisivi,  un non eccezionale acume tattico e soprattutto l’inosservanza di una inesorabile legge che fa grandi nello sport: la continuità. Ecco, forse, se mettiamo in fila tutto ciò riusciamo a capire cos’è questo Napoli e soprattutto qual è il finale (detto più facilmente il girone di ritorno) che lo aspetta. Soffermiamoci sullo smarrimento dovuto all’organizzazione di gioco. Allegri sceglie la geometria come logica calcistica: ovvero il dominio avviene con l'occupazione degli spazi. Dalla teoria alla pratica: il centrocampo juventino è un efficace e impenetrabile rombo. Con Pirlo vertice basso e Vidal in alto. E poi con Marchisio e Pogba che portano qualità e muscoli. Il Napoli disegna, invece, solo una piccola retta, nemmeno allineata, che va da Gargano a Lopez. Nessuno dei loro compagni scala di posizione, tutti fanno il contrario di tutto.  Non per cattiveria, ma perché impostare, attaccare e poi difendere non è nelle corde degli azzurri dalla difesa in su. Purtroppo, come diceva quel tale: c'è chi può e chi non può. I nostri non possono. Per quale ragione non infoltire quella zona del campo? Ma questa ormai è una domanda epocale, allora limitiamoci a chiedere a Benitez perché non Inler con Gargano? Il che avrebbe significato più qualità per innescare il desolato Higuain.  Tuttavia con i se e con i ma non si fanno gol. E nemmeno con le scelte dell’ultim’ora. Come quella di tirar fuori Hamsik e non un collassato De Guzman, oppure ricordarsi così tanto di Mertens. Oppure ancora il cambio Zapata. Mandare in campo un calciatore bravo ma poco malizioso negli ultimi minuti non è frutto di una strategia, ma solo una preghiera, una mossa della disperazione.
Finalino sul  gol in fuorigioco di Caceres. Un errore madornale, conseguenza della vacuità di certe direzioni di gara. Sarebbe, comunque, intrigante capire perché la maggior parte degli errori arbitrali fanno spesso felice la Juve. Ma questa è un’altra storia. 

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