Se ci si accontenta sempre e solo dei risultati...

Non voglio fare l’antiNapoli, proprio no. Meno che mai voglio sminuire i tanti meriti di risultati e classifiche varie.
In ogni partita, però, lo stato di salute del Napoli, prodotto dal suo gioco, mette in luce il dato centrale della risorsa dei ragazzi in maglia “simil Argentina”: se basta il risultato, le cose vanno più che bene. Ecco perché la partita con la Sampdoria inaridisce dinanzi alle impalpabili note della cronaca: il Napoli subisce per un tempo la Samp. Il piano B, tanto per rimanere nel tema più attuale, di Gattuso, si chiama Lozano: un gol e un assist. Rivisto un buon Manolas e un Insigne anche centrocampista. Certo, i risultati accrescono enormemente l’ambito dei poteri di Gattuso, portandoli a limiti sinora impensabili, ma, con uguale intensità, si manifestano i sintomi della strutturale mancanza di un gioco che possa garantire la certezza che obiettivi di stagione e quant’altro siano raggiunti con buona dose di probabilità. 
Fa un certo effetto vedere l’abisso che separa tutto il resto (classifica, qualificazione in Euroleague etc.) dalle manchevolezze di casa azzurra. Da un lato c’è la dolente solennità con la quale il Napoli declama la propria manovra (giro palla, numeri di buona tecnica e altro), dall’altro la necessità di convincere come sistema tattico. Il contrasto, come il nodo da sciogliere, è proprio questo.
Vediamo tutti che il Napoli, e non solo da oggi, va un po’ alla deriva, privo com’è dei solidi ancoraggi di un metodo che possa salvaguardare la potenza del proprio organico. Qual è il vero Napoli? Quello del primo tempo che non trova spazi, oppure quello della ripresa che impone superiorità e forza della rosa, tramutandola in vittoria con due cambi e due azioni.
Dico un’ovvietà: il Napoli ha accontentato gli amanti del solo risultato. E, comunque, non è cosa da poco.

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