Le tante toppe del Napoli

Può sembrare una banalità, ma  

dire che questo non è l’anno del Napoli, significa anche evidenziare che nel 2024 ha più pareggiato e perso che vinto: troppo poco per inseguire la zona Champions. Lo ha fatto rincorrendo e soffrendo, smarrendo la consapevolezza della propria forza, purtroppo ancora inespressa. Come a Milano, come contro il Milan; oltre a sentirsi confusi per più di mezza partita, i ragazzi di Mazzarri hanno vestito le piume dei polli con quell’imbucata in difesa degna di un caso clinico (ovvero da studiare). Già, proprio in momenti come questi il Napoli dimostra di non essere una squadra matura e intelligente, è incapace di tirarsi fuori dalle situazioni più complicate, come è successo ieri.  Arresi al Milan, che aveva riempito il campo con un primo tempo sopra ritmo, giocato con ferocia, intensità, senza qualità, ma pressando alto con un’anima guerriera.

Mazzarri sta faticosamente tentando di riparare il progetto del Napoli nei punti dove più faceva acqua. O per meglio dire: toppe sulle falle di quel che ne rimane di una stagione post scudetto. Ma per ottenere questo risultato sta anche inevitabilmente toccando le prerogative di un assetto squadra soggetto anche all’utilizzo di nuovi e vecchi titolari. Assetto di Spallettiana memoria, che pure Mazzarri aveva giurato di voler lasciare intatta. Non è necessariamente un male: almeno così si solleva il velo dell’ipocrisia. Questa stagione del Napoli è, infatti, una coperta che non può coprire tutto.  

Eppure, nonostante i cambiamenti introdotti, il suo Napoli è rimasto in piedi. Per questo busillis è assai probabile che il sinedrio della dirigenza del club debba, ad annata finita, mettere di nuovo le mani nel taglia e cuci di una squadra.

Insomma, la prova del budino sta nel mangiarlo.

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