Il Napoli e la regola della misericordia

Ci troviamo a vedere all’opera le avversarie del Napoli in tempi per loro difficili, difficilissimi, straordinari. Forse il loro momento più complicato. Tutti gli allenatori, ripetono questo mantra con sempre maggiore frequenza. Buon ultimo il tecnico del Torino, la vittima più recente della solita valanga di gol di Osimhen e compagnia. 

Un po’ è vero, i tempi, per tutto il resto della serie A, sono davvero complicati. Ma la cosa difficile è proprio affrontare il Napoli, e ancor più difficile lo diventa per chi è chiamato alla prova dopo essere sempre stato tra i più accreditati a vincere scudetti e quant’altro. Non è il caso del Torino, che mette sul tavolo del campionato quel che ha: la sua sana tempra agonistica. Ma è anche il caso loro, degli storici granata: perché pesa essere sconfitti e feriti dalla ormai straripante superiorità del Napoli. E se a questo s’aggiunge l’epocale vantaggio della Spalletti band su quel che rimane delle inseguitrici (Lazio etc.), allora, ragionando per paradossi, sarebbe utile riaprire il dibattito lanciato da Gabriele Romagnoli su Repubblica ovvero: la regola della misericordia. “Finiamola qui - scrive Romagnoli - . Scudetto al Napoli, classifica cristallizzata e tutti in vacanza. In altri sport se a un punto avanzato del confronto il vantaggio è giudicato irrecuperabile si proclama la fine anticipata”. Si potrebbe invocare pure il “ko tecnico” proprio della boxe. Match e vittoria cristallizzate per “manifesta inferiorità dell’avversario”.  Certo, c’è chi si oppone e spiega che non si può interrompere un’emozione così intensa e il cammino del Napoli è coinvolgente per davvero. Quindi? Chi sa che non sia il caso di condividere proprio queste sensazioni che lo sport riesce a dispensare, piuttosto che sposare la tesi della fredda e tecnica “mercy rule”, così come negli Stati Uniti chiamano la regola della misericordia.

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