Cambio allenatore, Adl la solita storia

Alla fine De Laurentiis e il suo manipolo di collaboratori si sono aperti una strada nella giungla di una stagione inspiegabile, come altre purtroppo. Adl non ha usato il guanto di velluto, ma il suo abituale machete per rimuovere i blocchi creati in compartecipazione con squadra ed ex allenatore, sassi pesanti sul cammino di una ripartenza che avrà sempre gli stessi intenti e gli identici finali. Come le scene d’apertura di tutte le annate calcistiche. Nuovo allenatore (Spalletti), qualche parola roboante, in modo da dare un motivo per potersi dichiarare prossimi vincitori. Insomma, tutti saranno in grado di dire di aver difeso il loro quadratino di speranze, sogni e futuro. Ma la sostanza sarà sempre la stessa. Lanciare e rilanciare un progetto che in realtà è quello ormai noto e ripetuto: ovvero un Napoli che se la può giocare con chiunque, tuttavia difficilmente pronto per misurarsi nella caccia a qualche titolo di caratura. Qualsiasi allenatore, fosse anche dotato di super poteri, non potrebbe cambiare possibilità e obiettivi che sono chiari ormai da tempo.

A questo punto verrebbe da chiedersi del perché i vari ex del Napoli, ceduti in nome di plusvalenze o altro, vengono spediti altrove e vincono molto e bene. Stavolta è toccato a Jorginho (Chelsea e Champions) e Albiol (Villareal ed Europaleague): il discrimine non consiste nell’ averli ceduti. Ma aver raccontato improbabili salti di qualità e non vendite da cash flow.  Oppure la tesi dei celebri conti in equilibrio e quindi non poter investire operando in deficit, altrimenti il tracollo. Nella vita reale il rischio d'impresa è tecnica finanziaria abbastanza diffusa in ogni genere d’impresa. Si tratta soltanto di scelte, di una questione di politica aziendale e non certo di fantomatici fallimenti dietro l’angolo. Ma si sa che queste sono cose in casa Napoli non funzionano, non sono arnesi buoni da portare in giro.

 

 

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