Azzurro, il calcio che mancava

Non possiamo dirlo, ma stasera la voglia di esserci supera l’orgoglio. Perché il nostro destino è ebbrezza. Diventa dionisiaco: distrugge e crea, ci fa soffrire e ci esalta, ci regala il battito del cuore e della ragione. Ed è questa la più bella partita dell’Italia dal 2006 a oggi. Perché non dirlo, perché non mettere le carte in tavola? Questa Nazionale mancina (omaggio a Insigne) e di Mancini, mette insieme il meglio di se. La qualità (Insigne, Chiesa, Jorginho e chi più ne ha, più ne metta), la tenacia (che difesa: Chiellini, muraglia italiana) e la ferocia agonistica di non lasciare un centimetro di prato a nessuno. Sí, tutto vero o forse tutto troppo, ma ora dovremmo abbracciare Leo Spunazzola, il nostro simbolo del dolore e della gioia. Maledettamente colpito al tendine d’Achille, Sí, siamo così: sospesi tra creare e distruggere. Tuttavia è questa la forza che ci porta a Londra. Perché da oggi in poi, se guarderemo verso il cielo, per noi sarà sempre azzurro. Perché anche lassù qualcuno tifa per noi.

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