Alla ricerca del consenso

Il Napoli ha vinto all’ultimo minuto una partita più inutile che brutta. Bastano poche righe per consegnare alle statistiche il match col Cagliari. Perché questo finale di stagione bisogna prenderlo alla lontana. I tifosi del Napoli non si stimano più l’un l’altro: «Alcuni, non pochi, hanno perso la libido per la squadra e il club». Così ho sentito dire a un appassionato che da un po’ ha disertato il San Paolo. Ma quando è iniziato questo calo? Più o meno dieci giornate fa, dopo la fine del girone di ritorno e del mercato di gennaio. Un’esagerazione, per altri sostenitori del Napoli che non discutono il cammino e i risultati della loro squadra, sostenendo - a loro ragione - il secondo posto, la qualificazione Champions, le disgrazie degli altri etc. Magari posticipando un po’ il raffreddamento dei sensi, la diagnosi del primo tifoso  è però corretta, il Napoli oggi come oggi non scuote più i cuori.

Dobbiamo stupirci? Non più di tanto. In quale unione di supporter la passione resiste al di là di qualche titolo vinto o di un campionato emozionante?Teniamo presente che i primi «innamorati» erano quelli della rinascita operata da De Laurentiis, oggi siamo in epoca di tanti secondi posti e record che non asciugano la sete di vittorie da bacheca (contando ancora che la Juve comunque fa campionato a se), e con obiettivi piuttosto diversi l’uno dall’altro. In aggiunta, nell’ultimo decennio abbiamo attraversato un dominio quasi assoluto di Allegri & co. , che avrebbe messo a dura prova anche le unioni più affiatate. In realtà la vera sorpresa è che il Napoli sia, nonostante tutto, sempre al centro della scena calcistica italiana, a dispetto degli allargamenti e nonostante la recessione di titoli. Più litigi e divisioni, tra i suoi estimatori, questo sì. Ma mai nessun divorzio.

La verità è che la caratteristica di tutte le aggregazioni di popolo (calcistico e non) è la complessità. Complessità sociale. Civica. Passionale. E il Napoli, ovviamente, non sfugge a questa caratteristica. Pertanto oggi appare arduo definire l’identità del tifo. Magari ricorrendo a  improbabili semplici sintesi. Per questa via al più si può confezionare un ammiccante storytelling. Del tutto, però, inservibile per interpretare i fenomeni e gli umori della gente del Napoli. C’è un dato che spiega lo sconforto: la classifica annota con preoccupazione che nelle sedici gare d’avvio campionato sono stati realizzati 38 punti, media 2,53. Nelle uguali delle partite di ritorno: 31 punti, media 1,9. I conti si fanno certo alla fine, ma i numeri non portano dibattito, solo certezze. Diventa indubitabile che il Napoli abbia subito un’involuzione di contenuti e di passione. Almeno in parte dei suoi tifosi. Superare la mini ondata di gelo tra pubblico e il mondo Napoli. Sopratutto questo deve entrare nel progetto futuro prossimo. Quello che sarebbe bello chiamarlo del grande consenso.

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